Ogre3D and NetBeans on Windows

February 21, 2009

I just started a project I was waiting to start for so long. Before writing design documents, planning classes and stuff, I started setting up the development environment.

I’m working on Windows XP with MinGW, I’m used to C/C++ development  in GNU/Linux (vim, make, …) but in the last years I coded a lot in Java using NetBeans IDE. So I wanted to setup NetBeans in order t take advantage from code completion and syntax check.

When I stumbled on Ogre SDK support in Eclipse I thought “I’m done”. I was wrong.

What doesn’t work is the path system for includes and libraries. Using ${OGRE_HOME} will lead to a “Build failed” message.

Include directories and libraries path must be in a slash form, i.e. c:/OgreSDK/include;c:/OgreSDK/samples/include

I changed some other setting, here is the full working setup (assuming Ogre installed in C:\OgreSDK):

  • C++ Compiler
    • Include directories: c:/OgreSDK/include;c:/OgreSDK/samples/include
    • Preprocessor definitions:
      • WIN32
      • _WINDOWS
      • _DEBUG
    • Additional options (add -v if you need more control): -fmessage-length=0 -mthreads -fexceptions -fident
  • Linker
    • Additional library directories: c:/OgreSDK/bin/debug
    • Libraries: (use add library button)
      • OgreMain_d
      • OIS_d
    • Additional options: –enable-auto-image-base –add-stdcall-alias

If you want to run your project directly from NetBeans, add this setting in Linker->Runtime search directories: C:/OgreSDK/bin/debug;C:/Programs/Microsoft DirectX SDK (August 2006)/Developer Runtime/x86

Same story for “release” build, just change _DEBUG with NDEBUG, use normal libraries instead of debug ones (throw away the _d from library name) and use “release” instead of “debug” path for libraries.

(assuming that you need DirectX and you installed it in that directory)

Be sure to avoid adding extra spaces in paths and settings.


Parigi val bene una messa /3

February 12, 2009

Giorno 4: 4/1/2009

Ci si alza presto per andare a osservare Parigi dal Sacro Cuore e si finisce a fare colazione al Cafè des Deux Moulins. A qualcuno interesserà in quanto è la brasserie del film Il favoloso mondo di Amélie, io non ho visto il film e quindi non posso dire che effetto faccia mangiare lì, posso solo assicurare che si mangia bene.

Dopo un rapido salto al mercato delle pulci, dove se a qualcuno può servire si trovano anche lampioni a gas e leoni di pietra per abbellire l’ingresso di casa, ho colto l’occasione per andare a vedere una mostra di stampe giapponesi che aveva aperto proprio in quei giorni.

Sono quindi andato alla bilbioteca nazionale a sperando di poter vedere qualcosa di bello, visto che per colpa del signor Hokusai mi era venuta una grossa curiosità (per questo ho anche approfittato per comprare il catalogo della mostra su Hokusai quando sono andato al museo d’Orsay). Per quelli a cui piacciono gli impressionisti, ricordo che Manet e altri si sono ispirati molto alle stampe giapponesi (se ricordo bene c’è anche un’opera di Van Gogh praticamente identica a una stampa).

Intanto devo dire che le sale dell’esposizione erano parecchio belle: una è la Galerie Mazarine, con affreschi niente male sul soffitto, l’altra è la cripta. La mostra è organizzata per temi, dopo una prima parte sugli strumenti utilizzati si sono stampe su sportivi, attori e rappresentazioni teatrali famose. La cosa divertente è che queste stampe erano l’equivalente dei poster di oggi: come adesso si vendono i poster del calciatore famoso o del film cult, ai tempi vendevano molto le stampe dei lottatori di sumo e delle opere teatrali (spesso con elementi di attualità) che andavano per la maggiore. Interessanti sono anche le stampe in cui alcune signorine venivano ritratte con i kimono di moda al momento, un po’ come le riviste di moda di oggi.

Dopo alcune sale di questo tipo, c’è la sala con le stampe erotiche, e la galleria finisce. Non vedevo stampe di paesaggi, niente di Hokusai. Strano. Uscendo c’era un bel foglio A4 con su stampato “la mostra continua nella cripta”.

L’apoteosi.

La cripta è stata dedicata interamente a Hokusai e a Hiroshige. Ci sono almeno una decina delle 36 (+10) viste del monte Fuji, alcune delle sue stampe di animali e il suo famoso Manga. Roba come il Fuji rosso non rende l’idea visto su un monitor.

Hiroshige gli da i punti. Le 69 stazioni di posta del Kiso Kaido e le 53 stazioni del Tokaido sono incredibili. Ovviamente non c’erano tutte, ma la selezione rendeva giustizia.

Fortunatamente c’è un sito intero dedicato alla mostra, comprensivo di molte delle immagini presenti. Potete farvi un’idea, anche se il bello di alcune stampe era vedere alcuni disegni impressi ma non colorati, come ad esempio una trama su un pezzo di kimono bianco.

Per cena siamo andati da Chez Berbet sotto la tour Montparnasse. Se vi piace la cucina nordafricana, comprensiva di vini, non è affatto male: i prezzi sono superiori a quelli degli altri posti dove abbiamo mangiato, ma portano una quantità immane di roba, almeno ordinando cous-cous come nel nostro caso.

Giorno 5: 5/1/2009

Il giorno della partenza. Non avendo una cartina ho perso un po’ di tempo negli spostamenti, ad esempio mentre cercavo Saint Eustache (la zona intorno a Les Halles è un incubo di vicoli) che dovrò sicuramente visitare in una futura occasione.

Posso finalmente sconsigliare di mangiare a Brioche dorèe vicino all’Opera: un signore prima di me si è lamentato di qualcosa (incomprensibile per me vista la velocità del suo parlato) e prima di uscire mi sono accorto che il suo conto era stato appioppato a me. Inoltre rispetto agli altri (questo era il terzo in cui mangiavo) mi è piaciuto di meno. C’è da dire che questi avevano dei panini da asporto molto interessanti, ma non li ho provati.

Il treno è partito con un paio d’ore di ritardo per motivi imprecisati. E fine.


Parigi val bene una messa /2

January 29, 2009

Giorno 2: 2/1/2009

Dopo la colazione in una classica boulangerie, di corsa per mettersi in fila al museo d’Orsay. Siamo arrivati alle 9:50 e siamo entrati dopo circa un’ora (non voglio sapere quanto ci vuole a entrare la prima domenica del mese, visto che è gratis). Segnalo però che il tipo alla cassa non ci ha voluto fare i biglietti con tariffa ridotta, come invece è indicato sul sito, per i minori di 30 anni.

L’interno non è male: essendo una vecchia stazione ferroviaria, ha una struttura interessante e c’è parecchia luce nella parte centrale. Peccato per la luce in alcune delle sale laterali, era un po’ difficile vedere per bene alcuni quadri. Non era possibile uscire sulla balconata che da sulla Senna, ma la vista dall’interno non è male comunque.

Le successive 3 ore sono state una follia pittorica. Oltre ai classici impressionisti (a proposito, ma a qualcuno piace Pissarro? A me mica tanto…) ho anche avuto la fortuna di beccare una mostra temporanea su Picasso. Nella mostra erano presentate varie versioni, create nel corso degli anni, della versione di Picasso di Colazione sull’erba di Manet. Si passava da cose cubiste (”ah, Picasso, si vede che è lui”) a disegni in stile infantile (”questa la fa meglio mia nipote di 3 anni”) fino a sagome ritagliate. Alla fine del percorso c’era l’originale di Manet, che non credevo fosse così grande.

Da ridere le scene viste nella sala in cui è esposto L’origine du monde di Courbet (sì, linko anche questa, tanto a trovare porno su Internet siete esperti): gente che sghignazzava, madri che appena capivano cosa ci fosse lì (nella sala c’era praticamente solo quello) facevano fare dietro front ai figli e altre ilarità.

La zona con le opere dei pittori più famosi (Renoir, Van Gogh ecc) è immane, sia come estensione sia come stanchezza derivante dal riuscire a guardare qualcosa in mezzo alla folla di gente fissa a fare foto davanti alla Stanza di Arles… ora, se devi solo fare una foto vai su Internet e guardatelo là, io preferirei riuscire a guardare un po’ da vicino e capire come è stata fatta questa cosa senza finire nella foto.

Per finire carrellata di statue, principalmente di Rodin. Per mia felicità (non sapevo ci fossero le sculture), ho anche beccato una versione della Porta dell’inferno. Non è una delle versioni in bronzo, ma fa comunque il suo effetto. Ho poi perso mezz’ora nello shop del museo: è uno di quei posti dove assolutamente non devo essere portato, un po’ come le librerie e le fumetterie, c’era un sacco di bella roba. A chi piace, oltre alla classiche riproduzioni delle opere, c’erano anche dei carnet di cartoline tematiche per autore: a me più che spedirle veniva voglia di regalare tutto il pacchetto. Io mi ero già informato e ho preso oltre alle cartoline da spedire (è l’unico posto dove ho trovato belle cartoline, visto che altrove c’era la solita roba per turisti) una cosa che avevo previsto di comprare prima ancora di partire: il catalogo di una mostra su Hokusai.

A proposito di cartoline, sconsiglio di comprare francobolli da Tabac d’Orsay (di fianco al museo): invece dei francobolli per l’Europa da 65 centesimi (85 per gli USA), volevano rifilarmi dei francobolli da quasi un euro e mezzo. In compenso sono stati onesti nella zona del Sacro Cuore, con tutto che è più turistica delle altre. Ancora meglio sono gli uffici postali: ci sono dei macchinari stile bancomat, con bilancia incorporata, che stampano francobolli adesivi. Ce n’è uno molto comodo vicino all’Arc de Triomphe.

A pranzo, croque-monsier in una brasserie in Rue de Bellechasse, Menthe et Basilic. Visto il bel tempo, siamo passati a fare un po’ di foto all’Opera. Dato che non potevo monopolizzare la scelta delle destinazioni (anche se il d’Orsay è una cosa che secondo me, potendo andare una volta sola nella vita a Parigi, bisogna vedere), siamo andati alla Cité des Sciences.

Ora, questa città della scienza è un posto abbastanza lontano dalle normali zone turistiche di Parigi. È una struttura tipo centro commerciale, un enorme palazzone con vari piani, a fianco c’è la Géode (una struttura a palla in cui proiettano film in 3D) , un sottomarino (l’Argonaute). Se siete a Parigi con i vostri figli, se nella comitiva ci sono bambini, ragazzi o adulti con indole fanciullesca (sì, sto parlando di voi ragazze fissate con Hello Kitty), è un bel posto. Nella parte espositiva ci sono esperimenti interattivi, parecchie proiezioni, molto materiale da consultare e i film della Géode sono quasi tutti cartoni animati o roba di dinosauri e pesci. Non aspettatevi classico un museo della scienza e della tecnica.

Giorno 3: 3/1/2009

Giornata della caccia al tesoro: per la maggior parte del tempo abbiamo girato a vuoto cercando questa o quella cosa (in generale posti dove mangiare).

Segnalo positivamente la colazione da Brioche dorèe (una specie di fast food in stile francese) in Boulevard Saint-Michel vicino all’incrocio con Boulevard Saint-Germain. Inizia la caccia a Saint-Germain-des-Prés (una chiesa enorme che praticamente nessuno sapeva indicarci), poi pranzo da Le Vieux Paris (Rue Saint-Séverin, 9): fonduta e raclette. Carichi di formaggio, si va a prendere freddo in fila per il giro delle torri di Notre Dame: due milioni di scalini di pietra, a chiocciola. I gargoyle non hanno quella faccia per motivi allegorici, è la faccia che uno ha una volta arrivato in cima (sì, quelli che ridono e fanno le linguacce sono quelli arrivati prima degli altri e che hanno avuto tempo di prendere fiato).

Se avete buone gambe e non siete troppo in carne (alcuni passaggi non sono molto larghi) è una cosa che consiglio: la vista è favolosa e le statue anche. Non sono potuto entrare nella cattedrale perché per andare dentro non si paga e la fila era lunga come tutta la piazza antistante.

Breve puntatina alla galleria La Fayette: centro commerciale in cui nessun maschio credo possa resistere più di 1 minuto. Borse, più borse, scarpe, profumi, milioni di donne che si aggirano come delle cavallette…

Cena in un ristorante dietro al Sacro Cuore (sì, lo so che ce ne sono mille, ma la mia presenza di spirito era molto limitata in quel momento) e fine serata a Trocadero, con un’ottima vista sulla torre Eiffel.