Parigi val bene una messa /3

February 12, 2009

Giorno 4: 4/1/2009

Ci si alza presto per andare a osservare Parigi dal Sacro Cuore e si finisce a fare colazione al Cafè des Deux Moulins. A qualcuno interesserà in quanto è la brasserie del film Il favoloso mondo di Amélie, io non ho visto il film e quindi non posso dire che effetto faccia mangiare lì, posso solo assicurare che si mangia bene.

Dopo un rapido salto al mercato delle pulci, dove se a qualcuno può servire si trovano anche lampioni a gas e leoni di pietra per abbellire l’ingresso di casa, ho colto l’occasione per andare a vedere una mostra di stampe giapponesi che aveva aperto proprio in quei giorni.

Sono quindi andato alla bilbioteca nazionale a sperando di poter vedere qualcosa di bello, visto che per colpa del signor Hokusai mi era venuta una grossa curiosità (per questo ho anche approfittato per comprare il catalogo della mostra su Hokusai quando sono andato al museo d’Orsay). Per quelli a cui piacciono gli impressionisti, ricordo che Manet e altri si sono ispirati molto alle stampe giapponesi (se ricordo bene c’è anche un’opera di Van Gogh praticamente identica a una stampa).

Intanto devo dire che le sale dell’esposizione erano parecchio belle: una è la Galerie Mazarine, con affreschi niente male sul soffitto, l’altra è la cripta. La mostra è organizzata per temi, dopo una prima parte sugli strumenti utilizzati si sono stampe su sportivi, attori e rappresentazioni teatrali famose. La cosa divertente è che queste stampe erano l’equivalente dei poster di oggi: come adesso si vendono i poster del calciatore famoso o del film cult, ai tempi vendevano molto le stampe dei lottatori di sumo e delle opere teatrali (spesso con elementi di attualità) che andavano per la maggiore. Interessanti sono anche le stampe in cui alcune signorine venivano ritratte con i kimono di moda al momento, un po’ come le riviste di moda di oggi.

Dopo alcune sale di questo tipo, c’è la sala con le stampe erotiche, e la galleria finisce. Non vedevo stampe di paesaggi, niente di Hokusai. Strano. Uscendo c’era un bel foglio A4 con su stampato “la mostra continua nella cripta”.

L’apoteosi.

La cripta è stata dedicata interamente a Hokusai e a Hiroshige. Ci sono almeno una decina delle 36 (+10) viste del monte Fuji, alcune delle sue stampe di animali e il suo famoso Manga. Roba come il Fuji rosso non rende l’idea visto su un monitor.

Hiroshige gli da i punti. Le 69 stazioni di posta del Kiso Kaido e le 53 stazioni del Tokaido sono incredibili. Ovviamente non c’erano tutte, ma la selezione rendeva giustizia.

Fortunatamente c’è un sito intero dedicato alla mostra, comprensivo di molte delle immagini presenti. Potete farvi un’idea, anche se il bello di alcune stampe era vedere alcuni disegni impressi ma non colorati, come ad esempio una trama su un pezzo di kimono bianco.

Per cena siamo andati da Chez Berbet sotto la tour Montparnasse. Se vi piace la cucina nordafricana, comprensiva di vini, non è affatto male: i prezzi sono superiori a quelli degli altri posti dove abbiamo mangiato, ma portano una quantità immane di roba, almeno ordinando cous-cous come nel nostro caso.

Giorno 5: 5/1/2009

Il giorno della partenza. Non avendo una cartina ho perso un po’ di tempo negli spostamenti, ad esempio mentre cercavo Saint Eustache (la zona intorno a Les Halles è un incubo di vicoli) che dovrò sicuramente visitare in una futura occasione.

Posso finalmente sconsigliare di mangiare a Brioche dorèe vicino all’Opera: un signore prima di me si è lamentato di qualcosa (incomprensibile per me vista la velocità del suo parlato) e prima di uscire mi sono accorto che il suo conto era stato appioppato a me. Inoltre rispetto agli altri (questo era il terzo in cui mangiavo) mi è piaciuto di meno. C’è da dire che questi avevano dei panini da asporto molto interessanti, ma non li ho provati.

Il treno è partito con un paio d’ore di ritardo per motivi imprecisati. E fine.


Parigi val bene una messa /2

January 29, 2009

Giorno 2: 2/1/2009

Dopo la colazione in una classica boulangerie, di corsa per mettersi in fila al museo d’Orsay. Siamo arrivati alle 9:50 e siamo entrati dopo circa un’ora (non voglio sapere quanto ci vuole a entrare la prima domenica del mese, visto che è gratis). Segnalo però che il tipo alla cassa non ci ha voluto fare i biglietti con tariffa ridotta, come invece è indicato sul sito, per i minori di 30 anni.

L’interno non è male: essendo una vecchia stazione ferroviaria, ha una struttura interessante e c’è parecchia luce nella parte centrale. Peccato per la luce in alcune delle sale laterali, era un po’ difficile vedere per bene alcuni quadri. Non era possibile uscire sulla balconata che da sulla Senna, ma la vista dall’interno non è male comunque.

Le successive 3 ore sono state una follia pittorica. Oltre ai classici impressionisti (a proposito, ma a qualcuno piace Pissarro? A me mica tanto…) ho anche avuto la fortuna di beccare una mostra temporanea su Picasso. Nella mostra erano presentate varie versioni, create nel corso degli anni, della versione di Picasso di Colazione sull’erba di Manet. Si passava da cose cubiste (“ah, Picasso, si vede che è lui”) a disegni in stile infantile (“questa la fa meglio mia nipote di 3 anni”) fino a sagome ritagliate. Alla fine del percorso c’era l’originale di Manet, che non credevo fosse così grande.

Da ridere le scene viste nella sala in cui è esposto L’origine du monde di Courbet (sì, linko anche questa, tanto a trovare “roba” su Internet siete esperti): gente che sghignazzava, madri che appena capivano cosa ci fosse lì (nella sala c’era praticamente solo quello) facevano fare dietro front ai figli e altre ilarità.

La zona con le opere dei pittori più famosi (Renoir, Van Gogh ecc) è immane, sia come estensione sia come stanchezza derivante dal riuscire a guardare qualcosa in mezzo alla folla di gente fissa a fare foto davanti alla Stanza di Arles… ora, se devi solo fare una foto vai su Internet e guardatelo là, io preferirei riuscire a guardare un po’ da vicino e capire come è stata fatta questa cosa senza finire nella foto.

Per finire carrellata di statue, principalmente di Rodin. Per mia felicità (non sapevo ci fossero le sculture), ho anche beccato una versione della Porta dell’inferno. Non è una delle versioni in bronzo, ma fa comunque il suo effetto. Ho poi perso mezz’ora nello shop del museo: è uno di quei posti dove assolutamente non devo essere portato, un po’ come le librerie e le fumetterie, c’era un sacco di bella roba. A chi piace, oltre alla classiche riproduzioni delle opere, c’erano anche dei carnet di cartoline tematiche per autore: a me più che spedirle veniva voglia di regalare tutto il pacchetto. Io mi ero già informato e ho preso oltre alle cartoline da spedire (è l’unico posto dove ho trovato belle cartoline, visto che altrove c’era la solita roba per turisti) una cosa che avevo previsto di comprare prima ancora di partire: il catalogo di una mostra su Hokusai.

A proposito di cartoline, sconsiglio di comprare francobolli da Tabac d’Orsay (di fianco al museo): invece dei francobolli per l’Europa da 65 centesimi (85 per gli USA), volevano rifilarmi dei francobolli da quasi un euro e mezzo. In compenso sono stati onesti nella zona del Sacro Cuore, con tutto che è più turistica delle altre. Ancora meglio sono gli uffici postali: ci sono dei macchinari stile bancomat, con bilancia incorporata, che stampano francobolli adesivi. Ce n’è uno molto comodo vicino all’Arc de Triomphe.

A pranzo, croque-monsier in una brasserie in Rue de Bellechasse, Menthe et Basilic. Visto il bel tempo, siamo passati a fare un po’ di foto all’Opera. Dato che non potevo monopolizzare la scelta delle destinazioni (anche se il d’Orsay è una cosa che secondo me, potendo andare una volta sola nella vita a Parigi, bisogna vedere), siamo andati alla Cité des Sciences.

Ora, questa città della scienza è un posto abbastanza lontano dalle normali zone turistiche di Parigi. È una struttura tipo centro commerciale, un enorme palazzone con vari piani, a fianco c’è la Géode (una struttura a palla in cui proiettano film in 3D) , un sottomarino (l’Argonaute). Se siete a Parigi con i vostri figli, se nella comitiva ci sono bambini, ragazzi o adulti con indole fanciullesca (sì, sto parlando di voi ragazze fissate con Hello Kitty), è un bel posto. Nella parte espositiva ci sono esperimenti interattivi, parecchie proiezioni, molto materiale da consultare e i film della Géode sono quasi tutti cartoni animati o roba di dinosauri e pesci. Non aspettatevi classico un museo della scienza e della tecnica.

Giorno 3: 3/1/2009

Giornata della caccia al tesoro: per la maggior parte del tempo abbiamo girato a vuoto cercando questa o quella cosa (in generale posti dove mangiare).

Segnalo positivamente la colazione da Brioche dorèe (una specie di fast food in stile francese) in Boulevard Saint-Michel vicino all’incrocio con Boulevard Saint-Germain. Inizia la caccia a Saint-Germain-des-Prés (una chiesa enorme che praticamente nessuno sapeva indicarci), poi pranzo da Le Vieux Paris (Rue Saint-Séverin, 9): fonduta e raclette. Carichi di formaggio, si va a prendere freddo in fila per il giro delle torri di Notre Dame: due milioni di scalini di pietra, a chiocciola. I gargoyle non hanno quella faccia per motivi allegorici, è la faccia che uno ha una volta arrivato in cima (sì, quelli che ridono e fanno le linguacce sono quelli arrivati prima degli altri e che hanno avuto tempo di prendere fiato).

Se avete buone gambe e non siete troppo in carne (alcuni passaggi non sono molto larghi) è una cosa che consiglio: la vista è favolosa e le statue anche. Non sono potuto entrare nella cattedrale perché per andare dentro non si paga e la fila era lunga come tutta la piazza antistante.

Breve puntatina alla galleria La Fayette: centro commerciale in cui nessun maschio credo possa resistere più di 1 minuto. Borse, più borse, scarpe, profumi, milioni di donne che si aggirano come delle cavallette…

Cena in un ristorante dietro al Sacro Cuore (sì, lo so che ce ne sono mille, ma la mia presenza di spirito era molto limitata in quel momento) e fine serata a Trocadero, con un’ottima vista sulla torre Eiffel.

Edit: ho dovuto modificare leggermente il testo altrimenti finivo tra i risultati delle peggiori chiavi di ricerca.


Parigi val bene una messa /1

January 10, 2009

Primo post “diario di viaggio” della mia vacanza a Parigi. Pubblico un po’ perché alcune cose della città mi sono piaciute molto, un po’ perché potrebbe tornare utile a qualcuno che volesse sapere in anticipo cosa vedere e dove mangiare.

Giorno 0: 31/12/2008

22:30 Il treno non esiste. Un intercity notte che fa Roma – Parigi Bercy non è riportato in partenza sul tabellone della stazione di Bologna: pur essendo segnalato in arrivo, non è tra le partenze. Viaggiatori spaesati sul binario si chiedono conferma l’un l’altro, alla fine, un paio di minuti dopo l’orario di partenza specificato sul biglietto, la “voce” della stazione si scusa per l’inconveniente, conferma che il treno esiste e a quale binario arriverà. Per fortuna eravamo già tutti lì grazie al foglio su cui sono indicati tutti i treni in partenza dalla stazione.

Nottetempo, passando dalla Svizzera, ho notato che il treno non era indicato neanche sui monitor del binario in cui stazionava (credo fosse la stazione di Losanna), per cui ho seriamente preso in considerazione la non esistenza del treno: se una cosa non risulta agli svizzeri, non credo esista.

Giorno 1: 1/1/2009

Il treno arriva con un’ora e mezza di ritardo, pare sia normale. L’ingresso della metro alla stazione di Bercy ha le caratteristiche che mi faranno compagnia per tutta la permanenza: scale, passaggi adatti solo a chi non ha più di una taglia 58.

Tra le cose comode del metro, oltre ad arrivare praticamente dovunque (anche se metà del tragitto toccava farlo sottoterra per cambiare linea), c’è il Paris Visite, un pass della durata di un certo numero di giorni (fino a 5) che copre le zone importanti di Parigi o anche tutta l’area fino a Versailles.

Pranzo da Chartier, molto bello come ambiente e prezzi nella media dei giorni successivi. Il menu è solo in francese, quindi se capite cosa state prendendo bene, altrimenti…

Dopo una passeggiata varia, arrivati al ponte Alma ci siamo imbarcati su un bateaux-mouche, il tipico battello turistico che fa il giro della Senna.  Il battello, dal simpatico nome La Galère, ha prima seguito la riva del Museo d’Orsay, ha girato intorno all’Ile Saint Luis, è tornato indietro fino al ponte d’Iéna ed ha concluso il giro. Nonostante sull’opuscolo fosse indicato un giro intorno alla statua della libertà, il battello ha girato prima di raggiungerla. Fare foto è un po’ difficile, vista la velocità del battello e il freddo polare (stando fuori si becca tutto il vento).

Per riscaldarci abbiamo provato a prendere una cioccolata e un tè in un bar di Place de la Republique: pessimo (credo fosse Au soleil levant, almeno a quanto vedo su Google Street View).

A cena si è andati a caccia di un ristorante di cui non ricordo il nome nel quartiere Marais, un quartiere notevole visto che si possono vedere uno di fianco all’altro locali gay e attività commerciali gestite da ebrei ortodossi (almeno, quelli che ho visto io avevano il classico cappellone nero quindi presumo fossero ortodossi). Alla fine abbiamo cenato al Marathon nel quartiere latino, un posto senza grosse pretese ma dove abbiamo mangiato abbastanza bene, a parte l’oscena capra impagliata fuori dalla vetrina che attirava foto di turisti neanche fosse stata Letitia Casta.