Parigi val bene una messa /2

Giorno 2: 2/1/2009

Dopo la colazione in una classica boulangerie, di corsa per mettersi in fila al museo d’Orsay. Siamo arrivati alle 9:50 e siamo entrati dopo circa un’ora (non voglio sapere quanto ci vuole a entrare la prima domenica del mese, visto che è gratis). Segnalo però che il tipo alla cassa non ci ha voluto fare i biglietti con tariffa ridotta, come invece è indicato sul sito, per i minori di 30 anni.

L’interno non è male: essendo una vecchia stazione ferroviaria, ha una struttura interessante e c’è parecchia luce nella parte centrale. Peccato per la luce in alcune delle sale laterali, era un po’ difficile vedere per bene alcuni quadri. Non era possibile uscire sulla balconata che da sulla Senna, ma la vista dall’interno non è male comunque.

Le successive 3 ore sono state una follia pittorica. Oltre ai classici impressionisti (a proposito, ma a qualcuno piace Pissarro? A me mica tanto…) ho anche avuto la fortuna di beccare una mostra temporanea su Picasso. Nella mostra erano presentate varie versioni, create nel corso degli anni, della versione di Picasso di Colazione sull’erba di Manet. Si passava da cose cubiste (“ah, Picasso, si vede che è lui”) a disegni in stile infantile (“questa la fa meglio mia nipote di 3 anni”) fino a sagome ritagliate. Alla fine del percorso c’era l’originale di Manet, che non credevo fosse così grande.

Da ridere le scene viste nella sala in cui è esposto L’origine du monde di Courbet (sì, linko anche questa, tanto a trovare “roba” su Internet siete esperti): gente che sghignazzava, madri che appena capivano cosa ci fosse lì (nella sala c’era praticamente solo quello) facevano fare dietro front ai figli e altre ilarità.

La zona con le opere dei pittori più famosi (Renoir, Van Gogh ecc) è immane, sia come estensione sia come stanchezza derivante dal riuscire a guardare qualcosa in mezzo alla folla di gente fissa a fare foto davanti alla Stanza di Arles… ora, se devi solo fare una foto vai su Internet e guardatelo là, io preferirei riuscire a guardare un po’ da vicino e capire come è stata fatta questa cosa senza finire nella foto.

Per finire carrellata di statue, principalmente di Rodin. Per mia felicità (non sapevo ci fossero le sculture), ho anche beccato una versione della Porta dell’inferno. Non è una delle versioni in bronzo, ma fa comunque il suo effetto. Ho poi perso mezz’ora nello shop del museo: è uno di quei posti dove assolutamente non devo essere portato, un po’ come le librerie e le fumetterie, c’era un sacco di bella roba. A chi piace, oltre alla classiche riproduzioni delle opere, c’erano anche dei carnet di cartoline tematiche per autore: a me più che spedirle veniva voglia di regalare tutto il pacchetto. Io mi ero già informato e ho preso oltre alle cartoline da spedire (è l’unico posto dove ho trovato belle cartoline, visto che altrove c’era la solita roba per turisti) una cosa che avevo previsto di comprare prima ancora di partire: il catalogo di una mostra su Hokusai.

A proposito di cartoline, sconsiglio di comprare francobolli da Tabac d’Orsay (di fianco al museo): invece dei francobolli per l’Europa da 65 centesimi (85 per gli USA), volevano rifilarmi dei francobolli da quasi un euro e mezzo. In compenso sono stati onesti nella zona del Sacro Cuore, con tutto che è più turistica delle altre. Ancora meglio sono gli uffici postali: ci sono dei macchinari stile bancomat, con bilancia incorporata, che stampano francobolli adesivi. Ce n’è uno molto comodo vicino all’Arc de Triomphe.

A pranzo, croque-monsier in una brasserie in Rue de Bellechasse, Menthe et Basilic. Visto il bel tempo, siamo passati a fare un po’ di foto all’Opera. Dato che non potevo monopolizzare la scelta delle destinazioni (anche se il d’Orsay è una cosa che secondo me, potendo andare una volta sola nella vita a Parigi, bisogna vedere), siamo andati alla Cité des Sciences.

Ora, questa città della scienza è un posto abbastanza lontano dalle normali zone turistiche di Parigi. È una struttura tipo centro commerciale, un enorme palazzone con vari piani, a fianco c’è la Géode (una struttura a palla in cui proiettano film in 3D) , un sottomarino (l’Argonaute). Se siete a Parigi con i vostri figli, se nella comitiva ci sono bambini, ragazzi o adulti con indole fanciullesca (sì, sto parlando di voi ragazze fissate con Hello Kitty), è un bel posto. Nella parte espositiva ci sono esperimenti interattivi, parecchie proiezioni, molto materiale da consultare e i film della Géode sono quasi tutti cartoni animati o roba di dinosauri e pesci. Non aspettatevi classico un museo della scienza e della tecnica.

Giorno 3: 3/1/2009

Giornata della caccia al tesoro: per la maggior parte del tempo abbiamo girato a vuoto cercando questa o quella cosa (in generale posti dove mangiare).

Segnalo positivamente la colazione da Brioche dorèe (una specie di fast food in stile francese) in Boulevard Saint-Michel vicino all’incrocio con Boulevard Saint-Germain. Inizia la caccia a Saint-Germain-des-Prés (una chiesa enorme che praticamente nessuno sapeva indicarci), poi pranzo da Le Vieux Paris (Rue Saint-Séverin, 9): fonduta e raclette. Carichi di formaggio, si va a prendere freddo in fila per il giro delle torri di Notre Dame: due milioni di scalini di pietra, a chiocciola. I gargoyle non hanno quella faccia per motivi allegorici, è la faccia che uno ha una volta arrivato in cima (sì, quelli che ridono e fanno le linguacce sono quelli arrivati prima degli altri e che hanno avuto tempo di prendere fiato).

Se avete buone gambe e non siete troppo in carne (alcuni passaggi non sono molto larghi) è una cosa che consiglio: la vista è favolosa e le statue anche. Non sono potuto entrare nella cattedrale perché per andare dentro non si paga e la fila era lunga come tutta la piazza antistante.

Breve puntatina alla galleria La Fayette: centro commerciale in cui nessun maschio credo possa resistere più di 1 minuto. Borse, più borse, scarpe, profumi, milioni di donne che si aggirano come delle cavallette…

Cena in un ristorante dietro al Sacro Cuore (sì, lo so che ce ne sono mille, ma la mia presenza di spirito era molto limitata in quel momento) e fine serata a Trocadero, con un’ottima vista sulla torre Eiffel.

Edit: ho dovuto modificare leggermente il testo altrimenti finivo tra i risultati delle peggiori chiavi di ricerca.

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2 comments on “Parigi val bene una messa /2

  1. [[ ]] says:

    Pochi giorni dopo al Louvre c’è stata questa:
    http://snurl.com/comlouvre
    Ps:
    Su Commons hanno una versione ritoccata della Grande Onda che pesa oltre 37MB:
    http://snurl.com/metagwok

  2. […] Sono quindi andato alla bilbioteca nazionale a sperando di poter vedere qualcosa di bello, visto che per colpa del signor Hokusai mi era venuta una grossa curiosità (per questo ho anche approfittato per comprare il catalogo della mostra su Hokusai quando sono andato al museo d’Orsay). […]

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