Parigi val bene una messa /3

Giorno 4: 4/1/2009

Ci si alza presto per andare a osservare Parigi dal Sacro Cuore e si finisce a fare colazione al Cafè des Deux Moulins. A qualcuno interesserà in quanto è la brasserie del film Il favoloso mondo di Amélie, io non ho visto il film e quindi non posso dire che effetto faccia mangiare lì, posso solo assicurare che si mangia bene.

Dopo un rapido salto al mercato delle pulci, dove se a qualcuno può servire si trovano anche lampioni a gas e leoni di pietra per abbellire l’ingresso di casa, ho colto l’occasione per andare a vedere una mostra di stampe giapponesi che aveva aperto proprio in quei giorni.

Sono quindi andato alla bilbioteca nazionale a sperando di poter vedere qualcosa di bello, visto che per colpa del signor Hokusai mi era venuta una grossa curiosità (per questo ho anche approfittato per comprare il catalogo della mostra su Hokusai quando sono andato al museo d’Orsay). Per quelli a cui piacciono gli impressionisti, ricordo che Manet e altri si sono ispirati molto alle stampe giapponesi (se ricordo bene c’è anche un’opera di Van Gogh praticamente identica a una stampa).

Intanto devo dire che le sale dell’esposizione erano parecchio belle: una è la Galerie Mazarine, con affreschi niente male sul soffitto, l’altra è la cripta. La mostra è organizzata per temi, dopo una prima parte sugli strumenti utilizzati si sono stampe su sportivi, attori e rappresentazioni teatrali famose. La cosa divertente è che queste stampe erano l’equivalente dei poster di oggi: come adesso si vendono i poster del calciatore famoso o del film cult, ai tempi vendevano molto le stampe dei lottatori di sumo e delle opere teatrali (spesso con elementi di attualità) che andavano per la maggiore. Interessanti sono anche le stampe in cui alcune signorine venivano ritratte con i kimono di moda al momento, un po’ come le riviste di moda di oggi.

Dopo alcune sale di questo tipo, c’è la sala con le stampe erotiche, e la galleria finisce. Non vedevo stampe di paesaggi, niente di Hokusai. Strano. Uscendo c’era un bel foglio A4 con su stampato “la mostra continua nella cripta”.

L’apoteosi.

La cripta è stata dedicata interamente a Hokusai e a Hiroshige. Ci sono almeno una decina delle 36 (+10) viste del monte Fuji, alcune delle sue stampe di animali e il suo famoso Manga. Roba come il Fuji rosso non rende l’idea visto su un monitor.

Hiroshige gli da i punti. Le 69 stazioni di posta del Kiso Kaido e le 53 stazioni del Tokaido sono incredibili. Ovviamente non c’erano tutte, ma la selezione rendeva giustizia.

Fortunatamente c’è un sito intero dedicato alla mostra, comprensivo di molte delle immagini presenti. Potete farvi un’idea, anche se il bello di alcune stampe era vedere alcuni disegni impressi ma non colorati, come ad esempio una trama su un pezzo di kimono bianco.

Per cena siamo andati da Chez Berbet sotto la tour Montparnasse. Se vi piace la cucina nordafricana, comprensiva di vini, non è affatto male: i prezzi sono superiori a quelli degli altri posti dove abbiamo mangiato, ma portano una quantità immane di roba, almeno ordinando cous-cous come nel nostro caso.

Giorno 5: 5/1/2009

Il giorno della partenza. Non avendo una cartina ho perso un po’ di tempo negli spostamenti, ad esempio mentre cercavo Saint Eustache (la zona intorno a Les Halles è un incubo di vicoli) che dovrò sicuramente visitare in una futura occasione.

Posso finalmente sconsigliare di mangiare a Brioche dorèe vicino all’Opera: un signore prima di me si è lamentato di qualcosa (incomprensibile per me vista la velocità del suo parlato) e prima di uscire mi sono accorto che il suo conto era stato appioppato a me. Inoltre rispetto agli altri (questo era il terzo in cui mangiavo) mi è piaciuto di meno. C’è da dire che questi avevano dei panini da asporto molto interessanti, ma non li ho provati.

Il treno è partito con un paio d’ore di ritardo per motivi imprecisati. E fine.

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