Di umani, regole e inutilità delle stesse

Leggo acidi commenti ad articoli su giornali e post di assessori al trasporto. Il ciclista si lamenta del poco spazio, il pedone si lamenta del ciclista sotto il portico, la zdaura in generale dice che i ciclisti fanno quello che vogliono e nessuno gli dice niente.

Io ho preso la patente a 30 anni, per poter essere d’aiuto in caso di emergenza e non per necessità. Ho vissuto 12 anni benissimo senza guidare e sto molto meglio quando non sono in macchina. Non che quando prendo la bicicletta per fare il percorso casa-lavoro e viceversa le cose vadano meglio.

Questo perché il numero di persone che ignora, è con la testa fra le nuvole o se ne frega delle regole del codice della strada è immane. Se sono a piedi, trovo il ciclista sotto il portico (ha un pista ciclabile a mezzo metro di distanza); se sono in bici trovo il pedone sulla ciclabile (larga un metro, quando lui avrebbe 4 metri di portico entro cui poter anche ballare) oppure il tipico SUV parcheggiato per metà nel parcheggio motorini e per metà sulla ciclabile rialzata. Lasciamo stare quando sono in macchina: no, se devo dare la precedenza a una fila di 20 auto, non posso svoltare nella corsia preferenziale solo perché lei, cara signora con la 500L o la mini cooper ha fretta. No, caro tassista, se il giovane cinese è sulle strisce e sta attraversando con un carrello pieno di mercanzia, io mi fermo e lo lascio passare.

Perché sei poco sveglio, non sei abbastanza aggressivo, sei un vecchio col cappello, diranno i miei piccoli lettori. No, perché il codice della strada prevede questo. Se devo dare la precedenza, do la precedenza, che sia 1 automobile o 20 bus di turisti portoghesi. Se la pista ciclabile è per le biciclette, non mi fermo lì in mezzo mentre aspetto che scatti il verde pedonale. Voi aspettate che scatti il verde stando fermi in mezzo alla strada? Se quella strada dice “divieto d’accesso”, non ci entro con la bicicletta, perché chi la percorre non si aspetta un matto che gli sbuchi davanti all’improvviso. Se la pista ciclabile è fatta per permettermi di percorrere in senso inverso un senso unico, tu caro collega ciclista ti piazzi su strada, visto che segui il flusso delle auto, e non prendi la ciclabile in una direzione opposta a quella indicata da frecce e disegnini vari.

E no, non leghi la bici al palo lasciandola di traverso in mezzo alla ciclabile, come il caro NCC non dovrebbe parcheggiare nel mezzo della ciclabile di fronte alla stazione perché il parcheggio a lui dedicato “è pieno”.

La lamentazione tipica della zdaura sul corriere o sulla pagina facebook dell’assessore è che nessuno multa il ciclista. Io non vedo multare nessuno, né pedone, né ciclista né automobilista. Gente al cellulare mentre guida, mentre pedala e mentre attraversa guardandosi i piedi non viene multata. Automobili parcheggiare in divieto di sosta tutti i giorni tutto il giorno, lasciate lì invece di essere portate via per sanare il bilancio del comune.

Ora, a cosa servono le leggi e il codice della strada? Ad avere una convivenza civile, con regole condivise, in cui l’utente della strada sa cosa aspettarsi dagli altri: se loro hanno rosso stanno fermi, se sto camminando sul marciapiede l’audi non mi mette sotto, se pedalo non mi tagliano la strada sorpassandomi per svoltare a destra.

Chi lo fa? Se le regole non sono seguite, ci sono sanzioni? Le sanzioni sono adeguate? Sono efficaci nello scoraggiare comportamenti impropri?

Altrimenti, chiedetevi perché non vedete gente che cammina a piedi in mezzo all’autostrada. Lì la sanzione c’è, e scoraggia: entro 10 secondi sei morto, o è morto quello che ti ha schivato. Forse montando dei rostri alla Ben Hur sulle biciclette le piste ciclabili sarebbero libere da pedoni e automobili; lanciando bastoni nei raggi delle biciclette sotto i portici si limiterebbe il numero di pedoni investiti; e il tamarro blindato del sindaco di Vilnius sarebbe un ottimo deterrente contro gli automobilisti indisciplinati.

Dipende cosa preferite, se avere regole che vi tengono al sicuro, ma che dovete seguire, o avere la prepotenza, e lì dipende quanto siete grossi e veloci. Non potete fare i prepotenti e i furbi a cui le regole non si applicano, e poi invocare quelle stesse regole come scudo.

 

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